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ATO Umbria 3
ATO Umbria 3

Inaugurata la nuova sede e presentato il volume ‘Storia dei più importanti acquedotti dell’Ati 3’

Non è stata una cerimonia banale quella ha accompagnato nel tardo pomeriggio di oggi,  martedì 8 aprile, due eventi importanti, due momenti chiave della crescita dell’ente comprensoriale che si occupa, a tutto tondo, di acqua, rifiuti, sociale.

Una cerimonia che ha registrato una massiccia partecipazione nel Palazzo Monaldi Barnabò,  ospitante tantissime decorazioni pittoriche, presumibilmente ottocentesche, è considerato uno degli edifici pilastro del centro cittadino e che solo da poco ha ritrovato pieno splendore con i lavori successivi al terremoto del 1997.

In primis c’è stata la presentazione del Volume della dottoressa Cristina Fratta, edito proprio dall’Ati 3: ‘Storia dei più importanti acquedotti dell’ATI 3’, ovvero dei comprensori di Foligno, Spoleto e Valnerina.

Mancando nelle pubblicazioni a livello regionale e locale un’opera specifica – ha detto il direttore dell’Ati 3 Fausto Galilei -, l’esigenza di un lavoro che raccogliesse le notizie storiche più significative sui più importanti acquedotti del territorio del folignate – spoletino – Valnerina (oggi amministrativamente definito come ATI3 o Ambito n. 3), era avvertita da tempo. Questa pubblicazione segue altri lavori che nel corso degli ultimi anni hanno mostrato l’attenzione dell’ATI3 alle problematiche culturali delle infrastrutture civili nel medesimo territorio, riguardanti l’erogazione dell’acqua potabile o del suo uso a fini produttivi. Nel corso del 2011 infatti è stato realizzato il volumetto su “Archeologia dell’acqua nel territorio dell’ATI3. Fontane, pozzi, cisterne, acquedotti, terme, ponti e mulini dall’antichità al XIX secolo”. Sempre nello stesso anno l’ATI3 ha prodotto la ristampa del libro del compianto Piero Fabbri dal titolo “Acque sorgenti”. Un’opera unica nel suo genere in cui l’autore “assaggia” l’acqua delle più antiche e note sorgenti del nostro territorio descrivendone le caratteristiche in una chiave anche poetica e con una straordinaria sensibilità umana. Qualche tempo prima, nel 2008, l’ATI3 allora denominato dalla legge regionale istitutiva, Autorità di ambito territoriale ottimale (AATO) Umbria 3, aveva realizzato un pregevole

DVD riguardante il fiume Clitunno, dal titolo “Le acque del Clitunno”. Un fiume, come noto, già divinità degli antichi romani, poi cantato nel corso dei secoli da illustri scrittori. In questo contesto un ringraziamento particolare va all’autrice, Dott.ssa Cristina Fratta, che con una faticosa e meticolosa ricerca d’archivio prima e con una chiara e esaustiva stesura poi ha composto questa pubblicazione che l’ATI3 è lieto di mettere a disposizione sia degli studiosi e addetti ai lavori sia di quanti cittadini del nostro territorio, ma non solo, vorranno conoscere la storia dei più importanti acquedotti in esso presenti.Un pensiero particolare infine lo rivolgiamo alla città di Nocera Umbra, la “città delle acque”, che non ha trovato spazio in questo volume solo perché la sua preziosa risorsa alimenta con Bagnara e San Giovenale l’acquedotto che serve il territorio perugino e non quello del nostro ambito. Per rendere omaggio ad essa ci ripromettiamo comunque una specifica iniziativa.”

“Elaborare una ricerca storica su quattro importanti acquedotti dislocati in altrettanti territori comunali di pertinenza dell’ATI3 in un arco di tempo tutto sommato breve rispetto all’entità dell’argomento trattato, ha reso necessaria una cernita delle fonti documentarie da analizzare e da cui poter trarre le notizie necessarie per l’elaborazione di un testo in cui la storia di ognuna di queste grandi opere venisse trattata in modo sufficientemente esaustivo.

Quindi la ricerca si è obbligatoriamente concentrata sullo studio della documentazione conservata presso le Sezioni di archivio di Stato di Foligno (per l’acquedotto di Capodacqua) e di Spoleto (per l’acquedotto intercomunale dell’Argentina), presso gli Archivi storico comunali di Norcia (per l’acquedotto intercomunale del Pescia) e di Montefalco (per l’acquedotto consorziale della Valle Umbra), presso l’Archivio di deposito del comune di Foligno (limitatamente alle deliberazioni di Giunta e Consiglio), presso l’Ufficio direzione di progettazione interventi sul territorio del comune di Spoleto (che conserva le carte inerenti il Consorzio intercomunale dell’acquedotto Argentina); presso l’Ufficio tecnico della Valle Umbra Servizi (VUS) Spa di Foligno nella sede di Viale IV Novembre (dove si trova della documentazione riguardante l’acquedotto consorziale della Valle Umbra), presso il comune di Norcia (dove è conservato l’archivio del Consorzio dell’acquedotto intercomunale del Pescia).

Si sono, perciò, esaminate essenzialmente le carte relative alle serie: Deliberazioni della Giunta, Deliberazioni del Consiglio, Delibere del Podestà; Carteggio (limitatamente alle partizioni del titolario inerenti l’argomento trattato) e quella parte a sé stante del carteggio amministrativo pertinente all’Ufficio tecnico dei vari Comuni nel cui territorio sono stati costruiti gli acquedotti oggetto dello studio.

In alcuni casi la documentazione, soprattutto quella che concerne i soppressi Consorzi intercomunali dell’acquedotto del Pescia e dell’acquedotto dell’Argentina, è stata di difficile consultazione in quanto priva di riordinamento archivistico. Infatti questi archivi sono passati, per motivi istituzionali, da un Ente a quello che gli è succeduto nell’amministrazione dell’acquedotto e questo non ha facilitato una razionale e corretta conservazione della documentazione in oggetto rendendo difficoltosa l’individuazione del materiale documentario su cui svolgere la ricerca.

Il volume è diviso in quattro capitoli, all’interno dei quali, in specifici paragrafi, si è cercato di fare un breve quadro, nel corso dei secoli, della situazione idrica antecedente la realizzazione dell’acquedotto studiato in quanto esplicativa delle cause che hanno comportato la sua costruzione. Si è evidenziato così come dal XIII-XIV secolo fino ai giorni nostri, chi amministra le comunità è da sempre alle prese con il problema di rifornirle adeguatamente di quel prezioso e vitale bene che è l’acqua, ricercando continuamente – 10 – nuove scaturigini per potenziare il flusso delle acque che alimentano le condutture che approvvigionano le città. Sarà soprattutto nel corso del XIX secolo, grazie ad una nuova e più consapevole sensibilità acquisita dagli amministratori nei confronti delle problematiche inerenti l’igiene e la profilassi, che si verificherà un ammodernamento delle condotte fino ad allora utilizzate per il rifornimento idrico-potabile della cittadinanza. L’analisi della documentazione di questo periodo, infatti, dimostra come le Amministrazioni comunali incentivino ricerche e progetti finalizzati alla realizzazione di sistemi acquedottistici in grado di soddisfare le mutate esigenze di una popolazione in continua espansione demografica. Con l’avvento del Fascismo, la cui propaganda dava grande risalto alla realizzazione di importanti infrastrutture, verrà costruito, sotto l’amministrazione podestarile di Romolo Raschi, l’acquedotto di Capodacqua, inaugurato nel 1933. Frutto delle problematiche relative all’approvvigionamento idrico della popolazione urbana e rurale e delle zone industriali in piena espansione negli anni Cinquanta-Sessanta è la costruzione dell’acquedotto intercomunale del Pescia (progettato nel 1956), dell’acquedotto consorziale Valle Umbra (progettato nel 1959) e dell’acquedotto intercomunale dell’Argentina (progettato nel 1966). Di ognuno dei succitati acquedotti si è descritta l’evoluzione costruttiva evidenziando il grande sforzo economico sostenuto dalle Amministrazioni locali, coadiuvate tramite appositi finanziamenti dalla regione Umbria e dallo Stato, e descrivendo i vari progetti che vennero elaborati da tecnici locali o provenienti da altre regioni. I fatti e i dati tecnici che sono stati alla base di questo studio vogliono essere non solo lo strumento per la realizzazione di un volume che riporti alla memoria la storia dei quattro acquedotti, il loro iter costruttivo e i vari passaggi amministrativi legati alla loro gestione, ma anche un doveroso omaggio all’ingegno, alla competenza tecnica, ai sacrifici e alla tenacia di quegli uomini che, con il loro impegno, hanno permesso la realizzazione di queste indispensabili opere.

La grande mole documentaria esistente, l’esiguità del tempo avuto a disposizione per realizzare la ricerca (nove mesi sono veramente pochi per dare alla luce un testo così articolato che sia assolutamente esaustivo per quanto concerne la dovizia di particolari storici forniti) oltre al fatto che parte della documentazione studiata era priva di riordinamento archivistico, hanno costituito un ulteriore stimolo per cercare di realizzare comunque al meglio questo lavoro portato avanti con grande passione. La realizzazione del volume è stata possibile grazie alla sensibilità culturale dimostrata dall’ATI3 Umbria, nella persona del direttore dell’ATI 3 avvocato Fausto Galilei, a cui esprimo un doveroso ringraziamento per avermi dato l’opportunità di compiere questa faticosa, ma appagante esperienza lavorativa”.

Ricco ed applaudito è stato l’intervento del professor Fabio Bettoni.

“E’ un testo di una valenza scientifica assoluta, ricco di note che sono l’anima di ogni testo scientifico. Lo consiglio come testo di primo supporto per una ricerca.”

A chiudere l’intervento del sindaco di Norcia Giampaolo Stefanelli, in rappresentanza dell’Ati3.

“E’ stato un onore per me presiedere questa presentazione. L’acqua è una risorsa importantissima ed abbiamo importanti acquedotti nel nostro territorio e questa opera ne sottolinea tutta l’importanza. Per quanto riguarda l’Ati 3 è giusto sottolineare che lavora per il bene della gente e questa sede é davvero bella ed accattivante. Sono contento di vedere tanta gente che si interessa della cosa pubblica: é gratificante!”

A seguire c’è stata la consegna agli intervenuti del volume e poi il ‘taglio del nastro’ dei nuovi uffici che ospitano la struttura dell’Ati3, fino a qualche settimana fa posizionata in via Mazzini e ora invece nell’elegante Palazzo Monaldi Barnabò, sito in piazza XX settembre.