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ATO Umbria 3
ATO Umbria 3

APPROVATO DALL’ASSEMBLEA DEI SINDACI DELL’ATI3 L’ORDINE DEL GIORNO SULLE NUOVE RIFORME ISTITUZIONALI IN UMBRIA

ORDINE DEL GIORNO DELL’ASSEMBLEA DEI SINDACI DELL’ATI3 (FOLIGNATE-SPOLETINO-VALNERINA) SULLE NUOVE RIFORME ISTITUZIONALI IN UMBRIA

L’Assemblea dei Sindaci dell’ATI3 con riferimento ai manifestati intendimenti della Giunta regionale di procedere in tempi ravvicinati ad una nuova stagione di riforme istituzionali endoregionali formula il seguente ordine del giorno.

I 22 Sindaci dell’ATI3 condividono la necessità di attuare politiche di riassetto istituzionale all’insegna della semplificazione e della economicità e che necessariamente tengano conto delle nuove scelte del legislatore nazionale con la legge 122 /2010 tese ad un forte impulso alla gestione associata dei servizi e delle funzioni specialmente dei piccoli Comuni.

Ciò però non può disconoscere quei percorsi che in ambito regionale si sono mossi proprio in questa direzione anticipando addirittura il legislatore nazionale e di cui l’Umbria rappresenta l’esperienza più avanzata.

Il riferimento è alla nascita nel 2009 dei 4 ATI con la L.r. 23 del 2007 che ha soppresso con due anni di anticipo gli ATO idrico-rifiuti del legislatore nazionale e che in particolare nel nostro ambito ha assunto un significato di forte aggregazione ed identità del territorio con l’attribuzione da parte della stessa legge regionale di ulteriori importanti materie.

L’ATI3 quale evoluzione aggregativa prima dell’ATO acqua nel 2001, quindi dell’ATO Rifiuti nel 2004, poi delle ulteriori materie (sociale, turismo, sanità) nel 2009 rappresenta quanto di più avanzato in termini di semplificazione ed economicità: infatti dal 2001 ad oggi nel mentre non ha ricevuto un euro dalla Regione per la spesa corrente, autofinanziandosi esclusivamente con il canone di concessione del servizio idrico, ha finanziato annualmente il bilancio regionale con tre voci: i canoni di concessione demaniale regionale dei 340 prelievi idrici, l’ecotassa sui rifiuti e da ultimo (L.r. n.11/2009) il contributo annuale all’Arpa in base ai rifiuti smaltiti in discarica.

Nel contempo ha azzerato dall’aprile 2009 ogni costo politico degli amministratori e mantenuto invariato dal 2001 il personale proprio pari a 7 unità. Come noto il personale proprio dei 4 ATI umbri non raggiunge attualmente le 18 unità.

Sul versante della erogazione dei servizi pubblici locali, cioè acqua e rifiuti di cui l’ATI è l’ente di programmazione (Piano di ambito), regolazione (tariffa annuale) e controllo (tutela dell’utente) la gestione pubblica del servizio idrico integrato tramite multiutility (VUS spa) nell’ATI3 si è rivelata di gran lunga vincente evidenziando un gradimento da parte quasi dell’80% degli utenti con un bilancio oggi in pareggio del gestore ed una tariffa la più bassa in Umbria.

Per quanto riguarda il servizio di igiene urbana il nuovo Piano di ambito dei rifiuti attuativo di quello regionale, adottato in data 20 ottobre 2010, (data in cui l’ATI3 dopo un anno di lavoro ha approvato definitivamente anche il proprio Statuto ai sensi della L.r. 23/2007) prevede un significativo sforzo finanziario per il potenziamento di mezzi e di personale atti a raggiungere nel 2011 l’obiettivo almeno del 50% della raccolta differenziata, superando così un ritardo oggettivo conseguenza proprio di una gestione vecchia, frammentata e non coordinata tra i Comuni.

Emerge un quadro complessivamente positivo che premia la volontà di aggregazione e collaborazione di 22 Amministrazioni comunali e che segna un percorso irreversibile da sviluppare ulteriormente.

Se quindi la legge nazionale e i rilevanti tagli dei trasferimenti statali impongono oggettivamente in ambito regionale soluzioni riorganizzative, l’esperienza degli ATI, almeno ove ciò si è rivelato un percorso positivo e dove oggi è possibile e richiesto dalle Istituzioni locali, può rappresentare un punto di riferimento. L’ATI infatti ai sensi del T.U. degli enti locali è sostanzialmente una unione di Comuni seppur qualificata dalla legge istitutiva come forma speciale di cooperazione tra enti locali.

Non a caso già ora con l’art. 18 comma 3 lettere b) e c) della L.r 23/2007 i Comuni possono gestire in maniera associata ulteriori funzioni tramite l’ATI.

L’ipotesi invece di costituire un ATO regionale unico per l’idrico ed uno per i rifiuti oltre a disarticolare un percorso aggregativo sul territorio contiene numerose incognite negative che rischiano non solo compromettere risultati raggiunti ma anche di arretrare rispetto ai livelli conseguiti.

E’ infatti impensabile che una assemblea unica di 92 Sindaci (fermo che trattasi di funzioni storiche dei Comuni a nessun altro soggetto istituzionale delegabili) a livello regionale possa governare problematiche esclusivamente territoriali come gli investimenti di ogni Comune in materia di acquedotti, fognature, depuratori, o l’organizzazione di quartiere o frazione della raccolta differenziata.

Vi è poi la titolarità delle importanti concessioni idriche potabili da Nocera Umbra a Foligno, all’Argentina e Spoletino, alla Valnerina, oggi intestate all’ATI3 che non si comprende a chi passerebbero.

Le stesse tariffe oggi diversificate in Umbria non sono espressione negativa della autonomia locale ma trovano giustificazione tecnica e politica nella diversa qualità e quantità dei servizi erogati sullo specifico territorio. Una parificazione tariffaria regionale oltre a contrastare nettamente con i principi della legislazione nazionale diverrebbe avulsa dagli investimenti e dai costi gestionali previsti dai rispettivi Piani di ambito che invece rappresentano la base trasparente per i cittadini, su cui costruire la tariffa pagata dagli utenti.

Non si comprende poi come un ATO unico dell’idrico possa governare tre specifici contratti di servizio e relativi Piani di ambito, stipulati solo tra un numero specifico di Comuni con un rispettivo gestore e la cui scadenza e prevista tra il 2020 e il 2030, a meno che non venga lasciata una ampia autonomia decisionale alle rispettive attuali assemblee di ambito che in un ATO unico regionale assumerebbero la qualità di subambiti.

Ciò però equivarrebbe, molto più semplicemente, a creare non un ATO unico ma un coordinamento formale e vincolante tra gli esecutivi dei quattro ATI per l’attuazione delle scelte strategiche definite già dal Piano regionale degli acquedotti per l’idrico e dal Piano regionale dei rifiuti per i rifiuti, nonché per favorire percorsi di collaborazione tra i rispettivi Gestori che realizzino maggiori economie ed efficienze.

A questo proposito vanno verificate convinzioni che vorrebbero un automatico miglioramento dei servizi nel caso di processi aggregativi dei Gestori. L’esperienza nazionale dimostra al contrario che quasi sempre a fronte di gestori più grandi per fatturato e bacino di utenti le tariffe praticate non sono più basse ma più alte specialmente nel settore rifiuti.

Infine è di particolare importanza tener presente che in Umbria sono in fase di avanzata elaborazione da parte degli ATI i Piani di ambito dei rifiuti che sono alla base delle gare per l’affidamento del servizio da parte di tre su quattro ATI umbri. Gare che se non espletate entro il 31 dicembre 2011 per previsione dell’art. 23 bis L.133/2008 porteranno alla perdita automatica degli affidamenti tra l’altro a Sogepu- Città di Castello , Vus- Foligno-Spoleto-Valnerina , Asm-Terni con gravi conseguenze istituzionali ed aziendali che danneggerebbero il sistema dei servizi pubblici locali dell’Umbria.

29 ottobre 2010
                                                                                                                                                                      L’Assemblea dei Sindaci dell’ATI 3